La chirurgia robotica

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L’osteoartrosi è la patologia reumatica più comune nel mondo e sta assumendo un ruolo sempre più importante per quanto riguarda la salute pubblica.

Rara sotto i 40 anni, aumenta tra i 40 e i 60 anni e vi è una crescita lineare dell’incidenza sopra i 60. Le articolazioni più colpite sono l’anca e il ginocchio, si stima che il 9.6% degli uomini e il 18% delle donne sopra i 60 anni abbia i sintomi dell’artrosi.

Nel momento in cui il trattamento conservativo fallisce spesso si deve ricorrere a quello chirurgico, cioè alla sostituzione con una protesi. Per quanto riguarda l’anca, l’artroprotesi totale dell’anca (PTA) è una delle procedure eseguite nell’ortopedia moderna con più successo. Per quanto riguarda il ginocchio, si può ricorrere a una protesi monocompartimentale (PMG), nel caso in cui solo uno dei tre compartimenti venga coinvolto dal processo artrosico, o a una protesi totale (PTG) nel caso in cui più compartimenti risultino danneggiati.

Un punto fondamentale per una buona funzione e sopravvivenza di un impianto protesico è il corretto allineamento delle componenti protesiche (coppa acetabolare e stelo per la PTA, piatto tibiale e scudo femorale per la PMG e la PTG). Se una volta il corretto posizionamento delle componenti era affidato esclusivamente all’abilità del chirurgo, nel tempo si sono ricercati metodi e dispositivi che aiutano molto l’operatore, come ad esempio i sistemi robotici.

Le prime tecnologie robotiche in chirurgia ortopedia sono state usate alla fine degli anni ’80 da Willliam Bargar che, con il suo team, posizionò lo stelo femorale in una PTA. A oggi, dopo grandi innovazioni, sono diverse le tecnologie robotiche ortopediche a disposizione.

L’utilizzo di questi dispositivi è però ancora controverso. Rispetto alle procedure standard tradizionali, i costi risultano maggiori e c’è bisogno di più personale. In alcuni casi ci vuole una tomografia computerizzata (TC) preoperatoria (con conseguente esposizione del paziente a radiazioni ionizzanti) e non esistono ancora studi a lungo termine che dimostrino la reale efficacia nel raggiungere l’obiettivo per cui i robot vengono introdotti: migliorare significativamente la soddisfazione del paziente, la funzione e la sopravvivenza dell’impianto, con conseguente riduzione del tasso di revisione e dei costi associati.

2022-09-29T10:05:06+02:00