Tornare nell’ospedale in cui si è stati curati per suonare non è da tutti.

È quello che ha fatto Fulvio Raduano, pianista di talento e collaboratore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dal 2006, che lo scorso 12 febbraio ha suonato nell’Aula Magna dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano.

Ha regalato un concerto al personale sanitario, ai pazienti, ai familiari.
Un gesto semplice solo in apparenza. In realtà, profondissimo.

Perché pochi mesi fa Fulvio era lì come paziente.

Nel 2024 un incidente in bicicletta aveva cambiato improvvisamente il corso della sua vita: fratture bilaterali delle spalle, lesioni complesse, un quadro clinico che metteva seriamente a rischio la possibilità di tornare a suonare. Per un musicista, non è solo una questione fisica. È la paura di perdere la propria voce.

Al San Luigi ha trovato un’équipe capace di guardare oltre l’urgenza traumatologica.
A guidare l’intervento, il professor Filippo Castoldi, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia, insieme alla sua squadra. La sfida non era soltanto ricostruire un’articolazione.  Era restituire un gesto.

Dopo l’intervento e un percorso riabilitativo intenso, Fulvio è tornato al pianoforte.
E il 12 febbraio è tornato proprio lì dove tutto era ricominciato.

Il concerto, significativamente intitolato “Note di Gratitudine”, ha riempito l’Aula Magna di Bach, Mozart, Petrucciani, Gershwin. Ma soprattutto ha riempito lo spazio di riconoscenza.

Non solo per la competenza clinica.
Ma per l’attenzione, la cura, l’umanità ricevute in un momento fragile.

L’evento è stato un dono per tutto il San Luigi.
Un’occasione per ricordare che la sanità non è fatta solo di interventi e protocolli, ma di relazioni che continuano anche dopo la dimissione.

Questa storia racconta qualcosa di importante: quando la cura funziona davvero, non restituisce solo funzionalità. Restituisce possibilità.
E a volte, restituisce musica.