Stress e “spalla congelata”

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Dopo il lockdown noi ortopedici abbiamo notato un’impennata importante del numero di casi di capsulite adesiva, detta anche “spalla congelata”

Una patologia invalidante e fastidiosa. I sintomi possono essere l’espressione di una “frattura” psicologica che scatena reazioni localizzate in determinati punti del corpo.

La capsulite è una patologia che blocca la spalla, impedisce la libertà di movimento e provoca un intenso dolore notturno; non a caso, la maggior parte dei pazienti si rivolgono a noi non solo esausti per l’incapacità di movimento, ma prevalentemente stremati dalle notti insonni. Magari dopo aver intrapreso lunghi percorsi diagnostici e terapeutici che spesso non hanno portato i risultati sperati.

La pandemia Covid come causa scatenante

Non è anomalo l’incremento di accessi nei nostri ambulatori osservato nel periodo post lockdown e riconducibili a questi disturbi. Durante il periodo Covid, che ben sappiamo, si sono concatenati l’ansia per la pandemia, i ritmi quotidiani si sono interrotti, sono sorti problemi lavorativi e/o famigliari, tutti aspetti che influiscono sulla nostra mente e spostano gli equilibri del corpo.

Infatti la capsulite adesiva ha due cause principali.  La forma più frequente, quella primaria, è idiopatica, senza causa apparente, ha spesso origine da una fase di stress della vita.  Quella secondaria è invece connessa ad altre patologie come diabete, anomalia funzionale della tiroide, trauma pregresso, assunzione di antidepressivi.

Analizzare lo stato psicologico del paziente.

Quando ho davanti un paziente affetto da capsulite chiedo sempre se è tranquillo emotivamente, se ha avuto un grave lutto, un problema lavorativo, una situazione famigliare complicata, e sempre più spesso individuo problemi collegati a un periodo di stress considerevole.

La tensione emotiva è sovente alla base della sintomatologia descritta, perché questa forma patologica è una reazione, che possiamo definire autoimmunitaria, che divampa con lo stress. Il sistema immunitario si scatena contro il tessuto capsulare della spalla, che dapprima s’infiamma e poi subisce una sorta di trasformazione fibrosa, per cui il tessuto si ritrae, diventa rigido e la persona ha male a causa dello stato infiammatorio e della rigidità del tessuto che, da elastico qual era, è diventato una sorta di corteccia.

La spalla congelata ha un suo ciclo lungo e naturale di origine, maturazione (fase del congelamento), scioglimento della fibrosi (fase del disgelo).

Spesso non si considera lo stress come elemento scatenante del fenomeno e le persone arrivano da noi dopo aver provato di tutto: dallo shiatsu, all’agopuntura, alle onde d’urto, oltre a cicli di ogni sorta di indagine strumentale, senza approdare ad alcun tipo di risultato e soluzione.

Da un punto di vista diagnostico, ciò che maggiormente aiuta a giungere a una valutazione esaudiente è la storia del paziente, la ridotta motilità a volte totale, a volte che tocca solo un determinato movimento della spalla, in particolare della extra rotazione

La terapia cortisonica orale o infiltrativa endoarticolare  sono la soluzione per risolvere lo stato infiammatorio e il dolore. La fisioterapia in genere fa il resto.  Raramente si ricorre alla chirurgia endoscopica per liberare la rigidità.

La Stampa

Filippo Castoldi, lei è direttore della Seconda Clinica Universitaria di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Cto di Torino: dal 22 al 24 maggio si terrà proprio a Torino il 12° congresso della società italiana di chirurgia della spalla e del gomito che lei presiede. Perché questo evento è così importante?

2022-09-29T10:05:05+02:00