Protesi della spalla: quando è indicata e quale tipologia scegliere

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Grazie ai progressi nelle forme e nei materiali delle protesi ortopediche, è oggi possibile risolvere in maniera efficace anche le patologie più complesse che colpiscono la spalla.

La chirurgia protesica della spalla è una disciplina relativamente giovane.  Impiantare protesi alla spalla non è infatti un’idea completamente nuova. La prima protesi di spalla è stata impiantata nel lontano 1893 da un chirurgo francese, ma il risultato non ha avuto il successo sperato. Due i motivi del fallimento: l’utilizzo di materiali non adeguati la scelta di un paziente non idone.

Questo tipo di intervento è stato approfondito e praticato con molto ritardo, poiché la conoscenza della biomeccanica dell’area e delle patologie che la possono colpire non era particolarmente elevata. Solo grazie al miglioramento delle forme e dei materiali protesici per altre parti del corpo umano si è iniziato a sperimentarle anche sulla spalla. Uno dei nuovi materiali introdotti è stato il tantalio, che permette un’osso-integrazione ottimale. Grazie alle nuove forme delle protesi è stato inoltre possibile ridurre il contatto tra l’omero e il collo della spalla, e anche di spostare lateralmente il centro della rotazione della protesi.

Quando è indicato l’intervento di artroprotesi alla spalla e come scegliere la giusta tipologia di protesi per ciascun paziente.

L’artroprotesi viene impiegata in caso di patologie degenerative e traumi che abbiano fortemente compromesso le superfici articolari. Altre indicazioni includono neoplasie con esito nefasto sull’articolazione e artrosi con o senza la struttura tendinea che avvolge la testa dell’omero che si chiama cuffia dei  rotatori. .

Le due principali tipologie di protesi della spalla sono quella anatomica e quella inversa. Le protesi anatomiche consentono di ottenere ottimi risultati nel rimodellamento dei profili e nella ricostruzione dell’anatomia locale, ma non sono indicate se la cuffia dei rotatori è compromessa.

La seconda tipologia viene invece solitamente scelta quando la cuffia non funziona più correttamente a causa della degenerazione operata dall’artrosi o non è più presente, in caso il paziente sia anziano per facilitare la riabilitazione o nei casi di fratture complesse sempre nell’anziano. L’esperienza clinica dimostra, inoltre, che i risultati migliori si ottengono nei casi di artrosi concentrica o eccentrica, ove non sia presente deformità della superficie articolare del lato scapolare che si chiama glenoide . Quest’ultima rende infatti particolarmente complessa e delicata la buona riuscita dell’intervento.

Le controindicazioni all’impianto protesico e le possibili complicanze.

Esistono alcune anomalie della glenoide che rendono controindicato l’impianto di qualunque protesi, poiché il suo ancoraggio risulterebbe insufficiente. Si tratta dei casi di glene troppo piccolo, dalla forma alterata o con scarsa struttura ossea.

Per quanto riguarda invece le complicanze, le protesi anatomiche non ottengono risultati soddisfacenti se impiantate su pazienti la cui cuffia dei rotatori è già lesionata o predisposta alla lesione. La cuffia dei rotatori lavora infatti in sincronia con la protesi, per questo motivo a un logoramento della struttura tendinea corrisponde una difficoltà sempre maggiore di movimento. Poiché lo scopo della protesi è impiantarsi e lavorare in sincrono con le strutture molli della spalla, l’intervento deve essere effettuato solo da specialisti altamente esperti. In presenza di errori è infatti facile che si presentino alcuni malfunzionamenti delle strutture articolari, che impediscono i corretti movimenti.

La protesi inversa, al contrario, migliora l’elevazione del braccio, ma non aiuta particolarmente i movimenti di rotazione. La sua applicazione può rivelarsi delicata dal momento che non sono ancora stati chiariti i casi in cui sia meglio rispettare l’orientamento della componente omerale e la sua lateralizzazione rispetto al centro di rotazione che modifica il lavoro del deltoide.

La Stampa

Filippo Castoldi, lei è direttore della Seconda Clinica Universitaria di Ortopedia e Traumatologia all’ospedale Cto di Torino: dal 22 al 24 maggio si terrà proprio a Torino il 12° congresso della società italiana di chirurgia della spalla e del gomito che lei presiede. Perché questo evento è così importante?

2022-09-29T10:05:06+02:00