Ci sono incontri che cambiano il corso delle cose.
Ci sono mani che non si limitano a curare, ma aiutano a ritrovare sé stessi.
È successo a Fulvio Raduano, pianista e docente torinese, che nel 2024 ha vissuto uno dei momenti più delicati della sua vita e della sua carriera.
Un incidente in bicicletta lo ha costretto a fermarsi. Una caduta, una diagnosi pesante: frattura bilaterale delle spalle, fratture complesse, scomposte, frammentarie. Un quadro clinico che minacciava la libertà dei suoi gesti, la possibilità di tornare a suonare il pianoforte. Il rischio più grande? Perdere per sempre il dialogo con la musica.
Ma al San Luigi Gonzaga di Orbassano ha trovato un’équipe che non guarda solo le immagini radiologiche. Guarda le persone, le storie, i talenti da proteggere.
A guidare l’intervento, il professor Filippo Castoldi, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia. Insieme alla sua squadra ha affrontato un’operazione tra le più complesse: protesi anatomica di spalla da un lato, ricostruzione con placca dall’altro. Una scelta chirurgica su misura, pensata per preservare l’articolazione e restituire funzionalità.
“La sfida – racconta il professor Castoldi – era duplice: risolvere il danno fisico e farlo senza compromettere la sensibilità e la libertà del movimento, fondamentali per un pianista”.
Oggi Fulvio è tornato a suonare. E a febbraio tornerà proprio lì, tra le corsie dell’ospedale che lo ha aiutato a ricominciare.
Lo farà nel modo più vero: con un concerto dedicato al personale sanitario. Una dedica in musica per dire grazie, nota dopo nota.
“Non è stata solo la competenza – dice il maestro – è stata l’umanità. Mi hanno aiutato a non perdere la speranza, a credere che tornare a suonare fosse possibile”.
Il gesto di Fulvio racconta molto.
Racconta una sanità che cura senza dimenticare la persona.
Racconta un’équipe che lavora ogni giorno con la testa, con le mani, ma anche con il cuore.
E ricorda che ogni storia può trovare una nuova armonia. Anche dopo il silenzio.