Robotica, intelligenza artificiale, stampa 3D e nanotecnologie. Non è più un orizzonte lontano: in ortopedia, il futuro è già qui. Lo racconto in un’intervista pubblicata su TdO – Tecnologie dell’Ortopedia, in vista del Congresso IORS 2025.
«Negli ultimi anni la ricerca ortopedica, in Italia in particolare, è estremamente vivace». A guidare il cambiamento sono biomateriali di nuova generazione, terapie cellulari, stampa 3D e, sempre più spesso, l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e alla pianificazione chirurgica.
Oggi, la chirurgia ortopedica si muove in un contesto in cui la medicina rigenerativa e l’ingegneria tissutale aprono prospettive inedite: dalla riparazione di tessuti come cartilagine, tendini, menischi e osso, fino alla personalizzazione di protesi su misura grazie alla stampa tridimensionale. La robotica chirurgica, intanto, consente interventi più precisi, riducendo margini di errore e migliorando i risultati funzionali.
Ma l’innovazione tecnologica da sola non basta. Serve una solida integrazione con la pratica clinica, un dialogo costante tra mondo accademico, startup e industria biomedicale. Fondamentali anche i percorsi formativi: «Le scuole di specializzazione stanno evolvendo – introducendo simulazioni in realtà virtuale, corsi di chirurgia robotica, bioingegneria, machine learning e workshop pratici».
Il 27 e 28 giugno 2025, a Milano, il congresso nazionale della Italian Orthopedic Research Society (IORS) sarà l’occasione per approfondire questi temi. Un appuntamento che vuole avvicinare sempre di più la ricerca di base alla pratica clinica quotidiana, mettendo al centro una medicina sempre più personalizzata, efficace e tecnologicamente avanzata.
La sfida oggi è duplice: innovare la medicina senza perdere il contatto umano. Perché anche nell’era dell’algoritmo, il rapporto medico-paziente resta il cuore della cura.

